Archivio mensile:maggio 2016

Il viaggio verso l’Everest!

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Inizio il mio trekking da Lukla, 2850 metri, dopo aver conosciuto la mia guida, Yadab, si parte verso Phakding. Il primo giorno scorre tranquillo, un percorso non troppo impegnativo, passato a chiacchierare con la mia guida delle nostre vite e dei nostri paesi..Lui ha 33 anni una moglie e 4 figli, cresciuto senza padre, morto dopo soli 3 mesi dalla sua nascita, sono 20 anni che cammina tra queste montagne..
Il secondo giorno si va a Namche Bazar, dopo 3 ore di camminata, si attraversa un ponte alto 60 metri su uno strapiombo, poi inizia la salita di 3 ore al villaggio.. è davvero dura e impressionante.. Qui, passo 2 giorni.. Dopo aver conosciuto una coppia giapponese, il secondo giorno vado nel monastero buddista, dove il gran lama benedice il mio viaggio donandomi una kata benedetta (sciarpa bianca tipica).. Il resto del trekking scorre più facilmente, anche se l’altitudine comincia a farsi sentire, conosco tanti altri ragazzi tra cui Jerry, dal sud Africa e la sua ragazza canadese, passiamo molto tempo insieme e diventiamo amici in fretta.. Qui in montagna la cosa più importante sembra essere l’aiutare l’altro.. Ancora prima di dirsi Namaste, ci si dice “hey, come stai” in ogni lingua del mondo..
Dopo altri 3 giorni di trekking e 2 giorni a Dingboche, si parte per gli ultimi 3 giorni verso il campo base.. All’arrivo a Gorak Shep sono trepidante, sul percorso ho visto in lontananza il campo base, e dopo pranzo finalmente lo raggiungiamo..
Il percorso per il campo base dura quasi 3 ore, poi finalmente lo vedo, arrivo!
Qui fa freddissimo, siamo a 5364 metri.. Tantissime tende, con il ghiacciaio del Khumbu proprio accanto..
Quello che per me è un punto di arrivo, per molti è un punto di partenza verso la cima dell’Everest, il tetto del mondo!
Di ritorno prendiamo una bella tempesta di neve, ceno e la sera a dormire presto perché il giorno dopo alle 4 di mattina salgo al Kala Pattar (5550 metri) per la vista panoramica..
Una salita estremamente difficile, 3 ore tutte sopra i 5200 metri è davvero da togliere il poco fiato rimanente… Ma lo è anche il panorama che vedo quando arrivo sopra alla cima.. Meraviglioso, con l’Everest che dista solo 9 km in linea d’aria! Sorge il sole dietro il tetto del mondo, contornato da altri giganti quali il Lhotse e il Nuptse.. A poche centinaia di metri da me c’è il Pumori! Scatto molte foto di uno dei panorami più belli al mondo, che mi è costato tanta fatica arrivare a vedere.
La sensazione di avercela fatta però è impagabile, e ricordo i lontani tempi degli scout in cui provavo sensazioni simili..la mia guida si complimenta per la forza e la tenacia dimostrata nel raggiungere le 2 mete.. Non è da tutti, e in effetti ho visto almeno 20 persone rinunciare durante il percorso e tornare indietro..
Ma io non avrei rinunciato per niente al mondo!
Dopo essermi ubriacato la vista di questi 2 posti incredibili, si torna a Kathmandu, lasciando queste meravigliose montagne che mi hanno accompagnato nel mio viaggio verso il tetto del mondo, che mi hanno lasciato amici, silenzi rotti solo dallo scorrere dei fiumi, religioni, tradizioni, rispetto e preoccupazione verso il prossimo, gentilezza, e una sensazione unica di terra selvaggia e inesplorata, una terra difficile, fredda, altissima, dove ho visto sherpa portare pesi oltre i 60 kg (e ancora non capisco come sia umanamente possibile),sorridere comunque, chiedendoti “hey, come stai?”

Qui, in queste montagne, si ritorna al passato..
Si ritorna al poco..
Alla semplicità..
Ai sorrisi, all’aiuto, alla fiducia, alla natura.. All’umanità!
E forse, non è poi così male..

Santos – Campo Base dell’Everest

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L’arrivo a Kathmandu

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Dopo il volo per Londra, si parte per il secondo tratto per Delhi, è la mia prima volta su un aereo così grande.. La notte scorre cercando di riposare, e qualche ora di sonno riesco a rimediarla.. Arrivato a Delhi ci mettono 2 ore per farmi salire sul volo per Kathmandu che sarebbe partito 3 ore dopo il mio arrivo.. Non avevo il visto indiano, ma per fermate di meno di 24 ore non serve.. Pensavo di non riuscire in tempo a prendere il l’aereo, ma ce l’ho fatta, nonostante tutto, dopo mille controlli, gli indiani sono molto meticolosi, per dirla in senso buono.
All’arrivo a Kathmandu, prendo un taxi e vado in un’agenzia per prenotare il volo per Lukla, per una guida e per i permessi per il trekking nella regione dell’Everest. Il giorno dopo, visito Durbar Square, molto bella e caratteristica, un sadhu mi segna un tilaka sulla fronte (pallino rosso), passeggiando nel centro di Kathmandu nella zona di thamel, visito il Tridevi Mandir, simbolo di architettura nepalese e dopo mi dirigo verso il vicino e meraviglioso Garden of Dream, un oasi di pace a 10 metri dal traffico assurdo di Kathmandu..mi siedo sull’erba rilassandomi dal caos della città mentre alcuni scoiattoli mi corrono accanto.. Non so spiegarvi il traffico di questa città, dico solo che qui non esistono corsie, si cammina dove c’è spazio, quindi è normale trovarsi macchine di fronte e sterzare poi sull’altro lato..l’aria è piena di smog e polvere delle strade.. Non si può resistere, le narici bruciano, oltre a questo ci sono i forti odori tipici delle città orientali, ma anche i mille colori che caratterizzano questi popoli.. Dopo questa giornata, vado a letto presto perché il giorno dopo si parte per lukla alle 6.
Arrivo all’aeroporto, l’aereo e davvero piccolo, il volo procede bene tranne qualche scossone quasi all’arrivo, turbolenze inevitabili a quelle quote e tra quelle montagne..
Eccomi a lukla, stupenda tra le montagne, l’aeroporto più alto del mondo, con pista di atterraggio in salita..da qui inizierà il mio trekking per il campo base dell’Everest, di cui parlerò nel prossimo post!
A presto
Santos

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