Stati Uniti *parte 1*: “Il giorno in più” e “Lo sconto” (San Francisco)

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Atterro all’aeroporto di San Francisco, il controllo passaporti è molto lungo e minuzioso, registrazione impronte, foto, mi fanno mille domande sul perché sono negli USA e quanto tempo rimarrò, quanti soldi ho, quale nazione ho visitato precedentemente. Spiegare che sono in viaggio per mesi e che sto facendo un giro del mondo non è molto semplice, date le dovute precauzioni che la sicurezza prende. Mi fanno passare, ma devo andare in un secondo ufficio per un ulteriore controllo. Qui ci sono molte persone in attesa, mi siedo e attendo il mio turno. Un’agente donna mi chiama e mi fa pressappoco le stesse domande del primo agente, le spiego tutto e una volta appurato che sono solo un viaggiatore all’avventura mi timbra il passaporto!
Si entra negli Stati Uniti, vado verso il centro della città (Union Square) da qui il mio ostello dista circa 15 minuti a piedi. Vedo finalmente i Tram che hanno reso famosa questa città, un giro su questi mezzi è solo rimandato. Mi rendo conto che nonostante sia luglio e ci sia il sole, fa molto freddo e tira molto vento, e io che non vedevo l’ora di farmi un bel bagno nell’oceano nella baia di San Francisco! C’è una frase di Mark Twain che dice “L’inverno più freddo che ho vissuto è stata un’estate a San Francisco”; Beh devo dargli ragione, e nei giorni seguenti me ne renderò sempre più conto! Questo freddo è dovuto alle correnti d’aria che arrivano dall’oceano pacifico, su cui la città si affaccia direttamente.
Arrivato in ostello vado a letto, la giornata è stata lunga. Più lunga del solito dato che ho superato la linea internazionale del cambio di data nel volo tra Auckland e San Francisco. Questo 1° Luglio è durato 48 ore per me! Ho vissuto un giorno in più nella mia vita, senza lasciare traccia numerica nel calendario!
Ho vissuto due 1° Luglio! Una sensazione strana e incredibile!

Il giorno seguente c’è la partita degli europei della nazionale, Italia – Germania! Vado a piedi in un pub irlandese a pochi passi dall’ostello e mi gusto la partita con tantissimi americani, c’è anche qualche tedesco. Molti americani fanno il tifo per l’Italia, e accanto a me trovo anche un ragazzo italiano che lavora qui da qualche anno. Rimango colpito subito dall’ospitalità degli americani, mi offrono da bere, un pezzo di pizza (che rifiuto gentilmente, dato che era composta da ogni genere di alimento, incluso ananas), tifiamo insieme e parliamo di calcio come se conoscessi queste persone da tempo. Sarà l’atmosfera della partita.
Si soffre fino ai rigori, dove purtroppo alla fine l’Italia esce, e io saluto tutti i miei compagni di tifo e me ne vado in visita della città. Dopo aver visto la vicina Grace Cathedral in stile neogotico, cammino verso Lombard Street, nella tratto di Russian Hill, dove la famosa strada ha otto ripidi tornanti che le hanno regalato il riconoscimento di “strada più tortuosa del mondo”. Tanta gente passa qui in macchina creando file chilometriche solo per scendere questo tratto! Dopo aver fatto qualche scatto mi dirigo alla San Francisco Bay, una splendida passeggiata lungomare con una montagna di ristoranti (San Francisco è rinomata per avere migliaia di ristoranti di ottima qualità!). Così dopo una passeggiata al Fisherman’s Wharf ( rinomato quartiere del lungomare) e aver dato uno sguardo all’isola di Alcatraz dal molo, torno al mio ostello.
Il giorno dopo è finalmente ora di un bel giro sul tram di San Francisco, dopo una fila di quasi un’ora, salgo in prima fila, appeso al maniglione esterno, ed è divertentissimo gustarsi tutti i sali e scendi di questa città! Dopo aver visto i bellissimi scorci della città dal tram, prendo un autobus turistico e mi dirigo verso il famosissimo Golden Gate Bridge, arrivando proprio alla base della struttura. Il giro prosegue nel quartiere cinese, nel distretto finanziario, arrivando a sera nella costa opposta a San Francisco attraversando il Bay Bridge (nella zona della città di Oakland) per vedere lo skyline della città illuminato. Il giorno seguente continuo ad utilizzare l’autobus turistico per spostarmi nelle attrazioni più famose della città. Attraverso il Golden Gate Bridge a piedi, con il vento fortissimo che viene dal Pacifico che fa tremare i lunghi cavi di acciaio color rosso. Il nome del ponte deriva dalla costa, e dal fatto che ai tempi dell’insediamento nella zona, questa insenatura sull’oceano pacifico, veniva vista appunto come un varco d’oro a livello economico per via delle rotte commerciali provenienti dall’oceano pacifico. E il ponte prende il nome dall’insenatura.
Il ponte è molto lungo (quasi 3 Km!) e altissimo, sovrastato quasi costantemente da nuvole. Si cammina a circa 70 metri dall’acqua, da brividi! Dopo una passeggiata in bus nel vicino paese di Sausalito, visito il Palace of fine Arts e il suo giardino con lago, un posto rilassante e bellissimo. Qui hanno girato alcune scene di Star Wars. Si sta facendo sera, dopo una passeggiata veloce a Telegraph Hill, la famosa collina con vista sulla città, mi dirigo verso il Pier 39 (molo 39), la zona del porto più frequentata, oggi qui è un giorno importante, il 4 Luglio, la festa dell’indipendenza! Visito l’hard rock cafè, guardo i leoni marini sdraiati sui pontili, assaggio una bella frittura di calamari e dopo aver assistito ad uno spettacolo di un’acrobata comico vado a posizionarmi insieme ad altre persone per assistere ai fuochi artificiali del 4 Luglio! Sono stupendi, tutti rigorosamente dominati dai colori nazionali blu, bianco e rosso. Finito lo spettacolo si continua a far festa fino al mattino, ma per me è ora di tornare in ostello. L’ultimo giorno visito le Painted Ladies, le famose ville a schiera nel tipico stile di San Francisco, e dopo aver salutato questa splendida città, per me inizia un’avventura nell’avventura. Decido di andare verso il Sequoia Park ma non so ancora come, quindi prendo un autobus per Visalia, una città a metà strada tra San Francisco e Los Angeles, dove partono navette giornaliere per il parco, e dove potrei affittare una macchina ad un prezzo più umano nel caso voglia visitare il parco e altri posti con la macchina.
Arrivo in questa città e dopo aver dormito in un piccolo motel, il giorno dopo vado verso l’agenzia Enterprise che noleggia auto. Spiego il mio itinerario, che in circa 11 giorni comprende Sequoia Park, Los Angeles, Las Vegas, Death Valley, Gran Canyon, Antelope Canyon, 4 Corners monument, Arches National Park, Monument Valley, Yellowstone Park…Il tizio mi guarda stupito, forse pensando sia un pazzo nel voler fare un giro del genere in cosi pochi giorni, mi offre una Ford Focus berlina con cambio automatico compreso di assicurazione a 720 dollari…A questo punto per ammortizzare il costo, cerco di farmi fare uno sconto, prendo qualche secondo per pensare a cosa inventarmi, prendo il mio borsello della National Geographic e gli dico se conosce quel logo; Lui mi risponde di si, a quel punto allora gli dico: “Io ho collaborato con National Geographic Italia  con alcune foto, ora vorrei fare qualche foto nei parchi nazionali nell’ovest degli Stati Uniti per altri articoli, puoi farmi un po’ di sconto”? Gli faccio vedere qualche foto che ho scattato a Sydney venuta particolarmente bene, da cartolina, per dare credito a questa storia, gli dico che se mi aiuta lo citerò sull’articolo, a quel punto il tizio (che si chiama Isaac, che ringrazio e saluto!) con aria contenta mi dice “certamente”! Alla fine mi fa ben 100 dollari di sconto, pagando 620 dollari. Mi faccio un selfie con lui dicendogli che l’avrei citato nel caso avessero pubblicato l’articolo sul National Geographic Italia, lo ringrazio e lo saluto!

Con questa piccola furbata parto con la mia macchina, mi attendono 11 giorni “on the road”, dormirò in macchina, ammortizzando ancora di più i costi, guiderò per ore nelle infinite strade americane passando attraverso paesaggi incredibili e mutevoli. Attraverserò ben 9 stati americani!
Mi avvio con una cartina e alcune mappe scaricate sul mio  smartphone per poterlo usare offline.

Comincio a sentire già dai primi Km l’emozione e la libertà che ti da un viaggio del genere, ma non avrei mai potuto immaginare l’impatto che la natura avrebbe avuto su di me nei giorni seguenti. La sensazione di libertà in un viaggio “on the road” negli Stati Uniti è unica, puoi guidare per 10 ore circondato solo dal nulla.

Prima tappa Sequoia National Park

Davanti a me solo Strada
Intorno a me solo Natura
Dentro di me solo Emozioni

Guardo indietro e vedo orari, ticket per metro, treni e bus, coincidenze da non mancare, tempo perso ad aspettare, “incatenato” a restrizioni per potermi muovere e vedere il mondo…

Ma ora è tutto diverso, ora sono solo io e la mia macchina, e la strada davanti…
Una strada verso l’avventura libera
Una strada verso l’ignoto, la scoperta
Una strada verso i dubbi sul dove andare, dove girare, quando mettere benzina
Il tempo si dilata

Comincio a farmi strada dentro questo immenso paese…
Ma in realtà, senza che me ne accorga, è questo paese che si fa pian piano strada dentro di me!

Al prossimo post
Santos

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Tram in San Francisco Bay

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Grace Cathedral

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Lombard Street (Russian Hill)

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San Francisco Bay

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Fisherman’s Wharf

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Passeggiata sul Tram!

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Golden Gate Bridge dalla base

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San Francisco vista dal Golden Gate Bridge

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Golden Gate Bridge

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Palace of Fine Arts

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Pier 39 il 4 Luglio (Festa dell’indipendenza)

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Painted Ladies

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Io e Isaac dell’autonoleggio

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Dall’altra parte del mondo! (Sydney e Auckland)

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Dall’altra parte del mondo! (Sydney e Auckland)

L’articolo è molto lungo perché parla sia della mia permanenza a Sydney in Australia che di quella ad Auckland in Nuova Zelanda, terre dell’Oceania!

Sydney

L’aereo atterra a Sydney, non appena preso il bagaglio mi dirigo verso l’uscita.
Stavolta è diverso, stavolta c’è qualcuno ad aspettarmi all’aeroporto. Mio fratello Alessandro! Lo vedo in lontananza e lo raggiungo, mollo lo zaino e ci abbracciamo!
E’ circa un anno che non ci vediamo, lui vive qui a Sydney da 4 anni.
Aspettiamo l’autobus che ci porta diretti verso la casa dove vive, tra racconti del mio viaggio, chiacchiere e novità. Ceniamo e finalmente mi riposo dal tour de force affrontato finora.
Il primo giorno esco di sera con Alex e andiamo alla famosa passeggiata della baia, è pieno di gente perché in questo periodo c’è “Vivid Sydney”, una manifestazione con istallazioni nel centro città e proiezioni di luci colorate e video sugli edifici di Sydney! Opera House e dintorni sono affollatissimi, si cammina a stento, sullo storico teatro si susseguono video con giochi di colore e disegni in stile aborigeno. Dopo una bella passeggiata torniamo a casa.
Il giorno dopo facciamo un giro nella zona del porto, ci sono tanti ristoranti, uno spettacolo di luci e suoni con le fontane danzanti, anche qui molto affollato ma almeno si cammina!
Ci incamminiamo verso casa, in questi primi giorni siamo usciti solo di sera dato che mio fratello lavora, qui è inverno e siamo in piena stagione lavorativa, ma rimarrò a Sydney per 3 settimane e avrò tempo di visitare la città e riposare (tanto).

Il mio terzo giorno è un sabato, il pomeriggio, io e Alessandro facciamo una bella gita in moto attraverso il Royal National Park molto bello e grande (e fresco!), arriviamo poi in un paesino sul mare chiamato Wollongong con una vista fantastica, e dopo esserci presi una cioccolata calda durante il tramonto, torniamo a casa.
Il giorno dopo è domenica, partiamo in moto in direzione Blue Mountains! All’arrivo la vista è spettacolare, un territorio vastissimo con montagne con sfumature sul grigio-blu a perdita d’occhio! Dopo una piccola passeggiata in questo parco ( che ha percorsi di trekking per tutti i gusti, da 2, 8, 12 ore! ), torniamo a Sydney, perché per la sera mio fratello ha prenotato 2 biglietti per la crociera intorno alla baia per vedere lo skyline della città con le luci di “Vivid Sydney” con cena e musica!
La crociera è bellissima, saliamo sulla piccola nave e passiamo sotto il Sydney Harbour Bridge (il famoso ponte della città) e intorno Opera House, costeggiando tutta la costa della città, partendo dal porto. Le luci sulla città rendono l’atmosfera unica e festosa! Il modo di essere degli australiani è un mix tra americani e inglesi, sono persone socievoli e amichevoli con il prossimo (come gli americani) ma sono anche diffidenti nell’approfondire un’amicizia, e si ubriacano spesso (come gli inglesi e i nord europei in generale).Qui non è facile avere un gruppo di amici nell’ambiente lavorativo con cui vedersi spesso settimanalmente o giornalmente; le occasioni sono più rare rispetto al nostro modo di fare più latino. Passa il tempo e riposo per qualche giorno, non facendo niente e chiacchierando la sera con mio fratello.
Dopo qualche giorno esco con Maurizio, un amico italiano di mio fratello che vive qui da più di 20 anni. Mi porta a vedere la città dal punto di vista di un cittadino, andiamo al mercato del pesce (e mangiamo una frittura di calamari che ha pochi eguali al mondo, ancora la ricordo!), poi andiamo a Bondi Beach, la spiaggia più famosa di Sydney, molto grande, e nonostante sia inverno c’è anche qualcuno a prendere il sole (qui l’inverno non è molto freddo). Dopo questi giri turistici mi porta a prendere le sue 2 figlie a scuola in un bel quartiere, l’atmosfera è bella, i bambini giocano e si divertono ma imparano anche ad essere responsabili, suonano tutti uno strumento musicale, e hanno dei piccoli lavori all’interno della scuola ( c’è l’addetto al suono della campanella, ed un bambino che all’uscita della scuola apre e chiude il cancelletto per le persone che passano!).
Qui in questo quartiere c’è un bel clima, ma approfondendo il discorso mi rendo conto anche delle difficoltà di vivere in città, dove ormai i prezzi delle case e degli appartamenti sono alle stelle e il mercato delle case a mio parere è completamente fuori controllo.
Io stesso l’ho visto di persona dato che mio fratello nel periodo in cui sono stato suo ospite, cercava un nuovo appartamento, e uno di questi è stato affittato dopo soli 2 giorni da quando era stato pubblicato l’annuncio su internet! Neanche il tempo di vedere l’appartamento ed era già stato preso, nonostante ci siano migliaia di annunci e prezzi molto alti (come in tutte le grandi metropoli, ma qui sembra ancora di più). Una casa privata a mezz’ora da Sydney può costare più di un milione di Euro!!! Questo perché sempre più persone si spostano in questo paese e il business migliore si trova a Sydney.

Arrivato il 19 giugno festeggio il compleanno a cena fuori insieme a mio fratello e ad alcuni dei suoi amici in una pizzeria italiana davvero molto buona…Mio fratello ha organizzato tutto, perfino una bella torta! Una curiosità di questo paese è che qui l’usanza è il contrario della nostra, gli invitati offrono la cena al festeggiato!
Negli ultimi 5 giorni visito la città da solo, passeggio per Hyde Park, intorno a Opera House, nel vicino Royal Botanic Garden mentre guardo un favoloso tramonto sul mare con Opera House e il Sydney Harbour Bridge sullo sfondo. Visito la chiesa di St. Andrew (una delle prime a Sydney) e la chiesa di St. Mary situata tra i due parchi citati prima, in centro città. La chiesa è molto bella, costruita in epoca moderna (fine 1800) rifacendosi all’antico stile gotico. Attraverso a piedi il famoso Harbour Bridge e continuo nel quartiere di The Rocks, il più antico quartiere della città, dove ora sono presenti numerose gallerie d’arte.
Negli ultimi giorni aiuto mio fratello nel trasloco in un nuovo appartamento (finalmente era riuscito a trovarlo) e l’ultimo giorno esco con Maurizio, che mi fa visitare il villaggio olimpico (davvero grande e ben strutturato, ogni sport ha il suo campo o stadio e si trovano tutti qui!) e infine mi porta a vedere la baia dove c’era il vecchio approdo delle navi su cui viaggiavano i migranti arrivati qui tanti anni fa, con un antico piccolo edificio che fungeva da ufficio. La sera, dopo un gelato squisito (la gelateria ha vinto il premio di miglior gelato artigianale del mondo nel 2014), saluto Maurizio e lo ringrazio con la consapevolezza di aver trovato qui un amico in più su cui poter contare.
Il giorno dopo mio fratello, prima di andare al lavoro, mi accompagna a prendere il bus per l’aeroporto, lo ringrazio e ci salutiamo con un abbraccio pensando entrambi “chissà fra quanto ci rivedremo…”.
Per me è giunto il momento di ripartire, di tornare a vedere il mondo da solo, la Nuova Zelanda mi aspetta!

Auckland

Dopo il volo arrivo ad Auckland, in aeroporto c’è una grande statua di nano dal film Lo Hobbit che da il benvenuto ai viaggiatori. Arrivo facilmente in ostello in centro e ceno con tanti altri ragazzi, qui l’atmosfera è davvero divertente.
Il mio primo giorno vado sulla Sky Tower, la famosa torre nel centro di Auckland con al suo interno casinò, ristoranti, passerella in vetro sul piano più alto e bungee jumping all’esterno! La città è moderna ma piena di verde e dall’alto della torre si nota subito come il progresso qui stia entrando in fretta per tenere il passo con le altre metropoli. Ci sono molti grattacieli in costruzione in centro, ma poco fuori ci sono case in legno e tanto verde.
Nel mio secondo giorno passeggio per il porto, una bella zona, piena di barche a vela data la grande passione di questo paese per la navigazione (qui hanno ospitato la famosa America’s Cup, la gara di vela che è il più antico trofeo sportivo del mondo!) e devo dire che la zona è davvero ben fatta, con parchi per famiglie e molti ristoranti vista mare!
Nel pomeriggio cerco di attuare una cosa che avevo sempre pensato di fare, un tatuaggio!
Ho sempre pensato che lo avrei fatto ma non per moda, ma solo se avessi avuto un motivo, un momento, un significato emotivo speciale, e allora pensai a tutto questo e a dove mi trovavo: ero in Nuova Zelanda, la patria dei maori e dei loro antichi tatuaggi, in un’avventura come il giro del mondo, da solo, e avevo trovato anche un simbolo che rispecchiasse lo stato d’animo che avevo durante il mio viaggio, ma soprattutto il mio modo di essere, il mio carattere!
Così vado da uno dei più frequentati tatuatori di Auckland e chiedo tutte le info, dopodiché esco un po fuori e mi siedo su una panchina in una piazza, riflettendo sul da farsi…Farlo o non farlo?
Rimango seduto per quasi un’ora rilassandomi dall’agitazione da primo tatuaggio pensando a tutti i motivi per farlo, e a tutti quelli per non farlo, il mio stato d’animo era in contrasto proprio come il simbolo che avevo scelto, Yin e Yang, gli opposti, la luce e l’oscurità, il bene e il male, il fuoco e l’acqua, negativo e positivo, ma soprattutto passivo e attivo, ed è quello che sentivo dentro di me, il mio modo di essere, pensai: “Sono stato capace di salire al campo base dell’Everest e poi di stare quasi una settimana chiuso in camera in Australia da mio fratello per riposare e non fare niente…i sentimenti opposti fanno parte della mia vita…non sono un tipo da mezze misure…”. Presi coraggio e andai! E non credo me ne pentirò mai, perché il motivo, l’occasione, il contesto, erano troppo forti, e su quella panchina ci ho riflettuto parecchio 😀
Il giorno dopo visito il museo di Auckland, grande e completo, davvero uno dei musei più belli che abbia mai visitato, mi ha fatto venir voglia di lavorarci dentro! Era completo: Storia degli aborigeni Maori, sezioni riguardanti natura, animali, minerali, fossili, guerre (antiche e moderne di questo paese), periodo coloniale, formazione geologica di queste terre! Stupendo! La dimostrazione di come un popolo che non ha tantissimo a livello culturale, sappia valorizzare ciò che possiede!

La sera andai all’aeroporto e attesi l’aereo guardando ogni tanto il mio primo tatuaggio, pensai che ero felice della mia scelta nata da un significato emotivo speciale e da un momento unico della mia vita…Un giorno quando lo guarderò penserò a questi giorni, al mio giro del mondo, a quella panchina di quella piazza ad Auckland in Nuova Zelanda, magari mi tirerà su guardandolo in momenti tristi, pensando a ciò che sono a ciò che ho fatto in questi mesi…di sicuro guardandolo penserò sempre “hey, questo sono proprio io…”.

Ero in partenza per San Francisco, per gli Stati Uniti, e ancora non sapevo cosa mi aspettava, cosa avrei fatto arrivato lì, chi avrei conosciuto, che avventure avrei vissuto…non sapevo con quanta potenza il mondo e la natura mi sarebbero entrati ancora di più dentro l’anima!

Al prossimo post…
Santos

 

SYDNEY

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Royal National Park

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Tramonto nel porto di Wollongong

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Blue Mountains

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Tunnel di luci “Vivid Sydney”

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Baia vista dalla crociera durante “Vivid Sydney”

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Bondi Beach

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Sydney Harbour Bridge

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Opera House

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Tramonto su Opera House e Harbour Bridge

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Opera House vista da sopra l’Harbour Bridge

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Opera House vista dal porto del quartiere The Rocks

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Sydney Harbour Bridge dal porto del quartiere The Rocks

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AUCKLAND

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Sky Tower di Auckland

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Vista dall’alto della Sky Tower

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Porto di Auckland

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Vecchie barche nel porto

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Skyline di Auckland dal porto

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Il mio primo tatuaggio appena fatto

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Antica Capanna Aborigena

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Museo di Auckland

 

Singapore, la città del futuro!

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Prendo il volo da Pechino e dopo 6 ore  arrivo a Singapore dove staró per circa 3 giorni…L’aeroporto è incredibile, e difatti ha vinto un premio per 4 anni di seguito come miglior aeroporto del mondo…qui dentro sembra di essere già nel futuro.
Il caldo in questa città è impressionante, molto umido e con temperature alte, a primo impatto ti manca il fiato!
Arrivo in ostello facilmente, qui finalmente si parla inglese.
Esco subito per andare a vedere il tramonto dalla terrazza panoramica del Marina Bay Sand Hotel, il famoso hotel con la piscina a sfioro all’ultimo piano.. Il paesaggio è stupendo, al tramonto e alla sera, rimango meravigliato scattando le foto dello skyline di Singapore…l’atmosfera intorno a me è rilassata, silenziosa.
Il giorno dopo vado a visitare il Botanic Gardens, davvero enorme e con qualsiasi tipo di pianta…qui sembra di essere immersi completamente nella natura incontaminata, nonostante siamo in piena città.
Il pomeriggio dopo una passeggiata in Orchard Road (la strada “in”, con numerosi negozi) vado a vedere Merlion Square dall’altra parte di marina bay, con la sua fontana a forma di leone simbolo di Singapore.
La piazza non è molto grande, ma la vista e la fontana sono bellissime, con vicino una serie di ristorantini sulla baia. 
La sera assisto allo spettacolo laser sulla riva della baia, è pieno di gente, e lo show è veramente bello!
Il mio terzo giorno visito il Garden by the Bay, dei giardini molto grandi e con all’interno due strutture coperte in vetro, il Cloud Forest e il Flower Dome, letteralmente stupendi!
Il Cloud Forest a forma di montagna ricoperta di fiori e piante, con un percorso di visita a spirale dall’interno della “montagna” e con passerelle a sbalzo, dove è possibile ammirare anche il magico momento del “Mist”, cioè la nebbiolina che viene spruzzata in tutta la struttura, dando una strana è spettacolare atmosfera al luogo.
Il secondo, il Flower Dome, con i diversi tipi di giardini delle varie zone del mondo (mediterraneo, californiano, africano, ecc…), con fiori di ogni tipo, piante rare e baobab, profumi, colori, decorazioni di ogni tipo.
Qui, nel Garden by the bay, la sera assisto allo spettacolo di luci e suoni nel Supertree Grove (delle alte torri a forma di albero con luci colorate, su cui sono anche salito nel pomeriggio, godendo di una vista spettacolare su tutto il parco) ed è stupendo, con musica e luci e sullo sfondo il Marina Bay Sand Hotel illuminato…applausi da tutti i visitatori per questo meraviglioso show e si va via lasciando questo immenso parco veramente ben fatto, rilassante, colorato, istruttivo, e pulitissimo, come del resto tutta Singapore.

Sicuramente questa è una città più vivibile e a misura d’uomo, moderna e pulita, lanciata verso un futuro da protagonista, con abitanti gentili e rispettosi, almeno per quello che io ho visto.
È il momento di salutare la città, la mattina dopo prendo l’aereo che mi porta a Sydney, andrò da mio fratello che vive li da 4 anni!

Al prossimo post.
Santos

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Tramonto dalla terrazza del
Marina Bay Sand Hotel 1

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Tramonto dalla terrazza del
Marina Bay Sand Hotel 2

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Merlion Square di giorno

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Merlion Square di notte

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Marina Bay

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Fontana di Merlion Square

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Garden by the bay dal Marina Bay Sand Hotel

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Supertree Grove

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Garden by the bay

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Cloud Forest

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The mist (la nebbia) nel Cloud Forest

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Flower Dome

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Botanic Gardens

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Spettacolo di musica e luci al
Supertree Grove

Cina, Pechino e “dintorni”…

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Dopo il Nepal è la volta della Cina.
Arrivo a Pechino e rimango subito stupito dalla quantità di gente che non conosce una parola in inglese, in molti nemmeno la più basilare come “hello” e quando gli parli fanno una faccia come se hanno appena sentito un rumore stridente e fanno segno che non capiscono…(con estrema sorpresa, anche nel luogo più famoso di Pechino, la città proibita, nessun punto informazioni parla inglese, nemmeno “open” e “closed” ) Mah..
Per trovare l’ostello è un impresa, se non fosse che chiedendo, trovo uno studente che parla molto bene inglese e mi porta direttamente all’entrata, una gentilezza unica, che riscontrerò solo altre 2 volte qui in Cina, e sempre da ragazzi giovani..di sicuro le prossime generazioni qui avranno una marcia in più.
Il paese è in continuo progredire, ma si nota che questo processo è stato talmente veloce, da lasciare indietro gran parte della popolazione, che non è ancora al passo con i tempi moderni che questo paese offre..metro all’avanguardia, ma c’è ancora gente che vive a Pechino che non sa nemmeno cosa sia, o come si faccia a prendere..è un continuo contrasto di modo di vivere e di cultura, moderna e vecchia, con palazzi moderni a 20 metri da vicoli con baracche..
Il popolo cinese non è certo molto educato, saltano la fila spintonando, urlano, e in ogni istante si sente raschiare e sputare.. dappertutto..anche sull’autobus, fuori dal finestrino o per terra..
Incredibile ma vero..
Visito la città, le distanze sono enormi, non è una città a misura d’uomo sicuramente..credo che l’area di Pechino sia grande quanto la distanza tra Roma e Frosinone!
Alcuni luoghi come la Città Proibita, il Tempio del Cielo, il Lama Temple e il Palazzo d’estate, fanno respirare l’antico splendore di questa civiltà, che sembra davvero perduto..
Questa atmosfera risalta ancora di più sulla muraglia, nel tratto da me visitato di Mutianyu.. Immagino i soldati su queste mura circondati da queste montagne, e ancora non capisco come sia stato possibile costruire una simile struttura! È lunga più di 6 mila km, e tutti sulla cresta delle montagne.. Incredibile!
Vedendo queste strutture, gli oggetti realizzati nei secoli passati (vasi, scrigni, orologi, gioielli, ecc.. ), i modi di vivere di quell’antica Cina e quella cultura, non mi viene da pensare che ci sia stato un progresso, anzi, la cultura locale sembra regredita..
Ma forse è solo una sensazione che ricevo da questa “fredda” e immensa città..
Visito la Drum Tower e la Bell Tower, Piazza Tienamen assistendo anche all’ammaina bandiera, passeggio nella vicina Quiamen street, la strada piena di negozi e faccio un giro intorno allo stadio delle olimpiadi e poi mi sposto a Xi’an (12 ore di treno) per vedere l’esercito di terracotta e la grande pagoda in città; rimango più colpito dalla seconda.
L’esercito di terracotta, (che è comunque un luogo incredibile) non mi ha lasciato sensazioni estremamente positive.
Quando sono andato alla pagoda un’altro ragazzo cinese mi ha aiutato e mi ha pagato l’autobus perché sul mezzo nessuno aveva da cambiare la mia banconota di grosso taglio.. Scesi insieme, ho comprato una bottiglia d’acqua per cambiare la banconota, ma non ne ha voluto sapere di farsi ridare i soldi.. Le sue parole ( incredibilmente in inglese ) sono state: “quando noi vediamo che qualcuno ha bisogno di aiuto, cerchiamo sempre di aiutare, e non vogliamo in cambio niente.. Lo facciamo solo per il motivo di aiutare qualcuno”… Wow..
Beh, forse non gli adulti di oggi, ma la futura generazione promette bene.
Sulla pagoda si vede tutta la città, e intorno c’è un grande parco con fontane danzanti.
Prendo un altro treno per Zhangjiajie (17 ore di distanza) per visitare Tiamen Mountain e la sua Porta del Paradiso, le montagne che hanno ispirato il film Avatar sono in questa regione.
Nonostante la pioggia visito questo luogo meraviglioso, la visibilità non è delle migliori a causa della nebbia che quasi sempre c’è su queste montagne, ma camminare in questa montagna, sulle passerelle di vetro sospese nel vuoto, con cascate in ogni angolo, e vedere il gigantesco foro naturale della montagna (la porta del paradiso) DOPO aver salito 999 scalini, è stupendo.. Uno dei più bei luoghi naturali che abbia mai visto.
Consiglio a tutti di visitarlo!
Dopo questo breve tour della Cina, torno a Pechino con 24h di treno!!!
L’ultimo giorno mi reco al Palazzo d’Estate, a mio avviso è il luogo più bello di Pechino.
L’area è molto grande, con un grande lago e le strutture imperiali che risaltano nel verde della natura.. La classe ed eleganza dello stile feudale cinese si respirano forte in questo luogo.
È stupendo ed è forse il modo più bello di salutare la Cina..

Un grande paese, contraddittorio, moderno e antico al tempo stesso, che probabilmente fra 30 anni sarà all’apice mondiale ancora di più di quanto lo sia oggi, considerando l’applicazione, l’intelligenza e l’apertura mentale delle nuove generazioni.

La mattina dopo mi sveglio presto per prendere l’aereo, mi aspetta Singapore!
Non vedo l’ora!
Al prossimo post..
Santos

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Tempio del Cielo

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La Muraglia Cinese

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La Città Proibita

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Il Lama Temple

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Il Palazzo d’Estate

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L’Esercito di Terracotta

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La Grande Pagoda di Xi’an

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Tiamen Mountain e la Porta del Paradiso

Il viaggio verso l’Everest!

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Inizio il mio trekking da Lukla, 2850 metri, dopo aver conosciuto la mia guida, Yadab, si parte verso Phakding. Il primo giorno scorre tranquillo, un percorso non troppo impegnativo, passato a chiacchierare con la mia guida delle nostre vite e dei nostri paesi..Lui ha 33 anni una moglie e 4 figli, cresciuto senza padre, morto dopo soli 3 mesi dalla sua nascita, sono 20 anni che cammina tra queste montagne..
Il secondo giorno si va a Namche Bazar, dopo 3 ore di camminata, si attraversa un ponte alto 60 metri su uno strapiombo, poi inizia la salita di 3 ore al villaggio.. è davvero dura e impressionante.. Qui, passo 2 giorni.. Dopo aver conosciuto una coppia giapponese, il secondo giorno vado nel monastero buddista, dove il gran lama benedice il mio viaggio donandomi una kata benedetta (sciarpa bianca tipica).. Il resto del trekking scorre più facilmente, anche se l’altitudine comincia a farsi sentire, conosco tanti altri ragazzi tra cui Jerry, dal sud Africa e la sua ragazza canadese, passiamo molto tempo insieme e diventiamo amici in fretta.. Qui in montagna la cosa più importante sembra essere l’aiutare l’altro.. Ancora prima di dirsi Namaste, ci si dice “hey, come stai” in ogni lingua del mondo..
Dopo altri 3 giorni di trekking e 2 giorni a Dingboche, si parte per gli ultimi 3 giorni verso il campo base.. All’arrivo a Gorak Shep sono trepidante, sul percorso ho visto in lontananza il campo base, e dopo pranzo finalmente lo raggiungiamo..
Il percorso per il campo base dura quasi 3 ore, poi finalmente lo vedo, arrivo!
Qui fa freddissimo, siamo a 5364 metri.. Tantissime tende, con il ghiacciaio del Khumbu proprio accanto..
Quello che per me è un punto di arrivo, per molti è un punto di partenza verso la cima dell’Everest, il tetto del mondo!
Di ritorno prendiamo una bella tempesta di neve, ceno e la sera a dormire presto perché il giorno dopo alle 4 di mattina salgo al Kala Pattar (5550 metri) per la vista panoramica..
Una salita estremamente difficile, 3 ore tutte sopra i 5200 metri è davvero da togliere il poco fiato rimanente… Ma lo è anche il panorama che vedo quando arrivo sopra alla cima.. Meraviglioso, con l’Everest che dista solo 9 km in linea d’aria! Sorge il sole dietro il tetto del mondo, contornato da altri giganti quali il Lhotse e il Nuptse.. A poche centinaia di metri da me c’è il Pumori! Scatto molte foto di uno dei panorami più belli al mondo, che mi è costato tanta fatica arrivare a vedere.
La sensazione di avercela fatta però è impagabile, e ricordo i lontani tempi degli scout in cui provavo sensazioni simili..la mia guida si complimenta per la forza e la tenacia dimostrata nel raggiungere le 2 mete.. Non è da tutti, e in effetti ho visto almeno 20 persone rinunciare durante il percorso e tornare indietro..
Ma io non avrei rinunciato per niente al mondo!
Dopo essermi ubriacato la vista di questi 2 posti incredibili, si torna a Kathmandu, lasciando queste meravigliose montagne che mi hanno accompagnato nel mio viaggio verso il tetto del mondo, che mi hanno lasciato amici, silenzi rotti solo dallo scorrere dei fiumi, religioni, tradizioni, rispetto e preoccupazione verso il prossimo, gentilezza, e una sensazione unica di terra selvaggia e inesplorata, una terra difficile, fredda, altissima, dove ho visto sherpa portare pesi oltre i 60 kg (e ancora non capisco come sia umanamente possibile),sorridere comunque, chiedendoti “hey, come stai?”

Qui, in queste montagne, si ritorna al passato..
Si ritorna al poco..
Alla semplicità..
Ai sorrisi, all’aiuto, alla fiducia, alla natura.. All’umanità!
E forse, non è poi così male..

Santos – Campo Base dell’Everest

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L’arrivo a Kathmandu

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Dopo il volo per Londra, si parte per il secondo tratto per Delhi, è la mia prima volta su un aereo così grande.. La notte scorre cercando di riposare, e qualche ora di sonno riesco a rimediarla.. Arrivato a Delhi ci mettono 2 ore per farmi salire sul volo per Kathmandu che sarebbe partito 3 ore dopo il mio arrivo.. Non avevo il visto indiano, ma per fermate di meno di 24 ore non serve.. Pensavo di non riuscire in tempo a prendere il l’aereo, ma ce l’ho fatta, nonostante tutto, dopo mille controlli, gli indiani sono molto meticolosi, per dirla in senso buono.
All’arrivo a Kathmandu, prendo un taxi e vado in un’agenzia per prenotare il volo per Lukla, per una guida e per i permessi per il trekking nella regione dell’Everest. Il giorno dopo, visito Durbar Square, molto bella e caratteristica, un sadhu mi segna un tilaka sulla fronte (pallino rosso), passeggiando nel centro di Kathmandu nella zona di thamel, visito il Tridevi Mandir, simbolo di architettura nepalese e dopo mi dirigo verso il vicino e meraviglioso Garden of Dream, un oasi di pace a 10 metri dal traffico assurdo di Kathmandu..mi siedo sull’erba rilassandomi dal caos della città mentre alcuni scoiattoli mi corrono accanto.. Non so spiegarvi il traffico di questa città, dico solo che qui non esistono corsie, si cammina dove c’è spazio, quindi è normale trovarsi macchine di fronte e sterzare poi sull’altro lato..l’aria è piena di smog e polvere delle strade.. Non si può resistere, le narici bruciano, oltre a questo ci sono i forti odori tipici delle città orientali, ma anche i mille colori che caratterizzano questi popoli.. Dopo questa giornata, vado a letto presto perché il giorno dopo si parte per lukla alle 6.
Arrivo all’aeroporto, l’aereo e davvero piccolo, il volo procede bene tranne qualche scossone quasi all’arrivo, turbolenze inevitabili a quelle quote e tra quelle montagne..
Eccomi a lukla, stupenda tra le montagne, l’aeroporto più alto del mondo, con pista di atterraggio in salita..da qui inizierà il mio trekking per il campo base dell’Everest, di cui parlerò nel prossimo post!
A presto
Santos

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L’inizio di tutto…

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Oggi 26 aprile 2016 è  l’inizio di tutto.. Di questo Blog, del mio viaggio, della mia inevitabile crescita interiore…

Questo Blog nasce per cercare di trasportare luoghi, emozioni, colori da ogni parte del mondo, verso voi che (si spera) seguirete..che possano queste righe che scriverò nei prossimi giorni illuminarvi lo spirito per invogliarvi alla  scoperta e conoscenza..quindi…

0… Si parte.. Oggi è il giorno della partenza, un giro del mondo lungo più di 100 giorni, da solo.. È la prima volta nella mia vita che sono così lontano da casa per così tanto tempo.. Lasciare i miei genitori e la mia ragazza all’entrata del gate in aeroporto è stato devastante e distruttivo..e forse ancora non realizzo bene cosa sto facendo e cosa mi aspetterà.. Inoltre in 8 anni di fidanzamento io e la mia ragazza non ci eravamo mai divisi per più di una settimana.. Ma il nostro amore ha sempre vinto tutto e vincerà anche questo..
Prima tappa Londra, dove farò scalo per poi partire dopo 5 ore alla volta di Delhi ..e dopo altre 3 ore arriverò nel luogo in cui passerò quasi un mese.. Nepal, Kathmandu! Obiettivo, Everest Base Camp..
Londra darà il via al mio giro del mondo, e anche lo stop, infatti sarà la mia ultima tappa, distante più di 100 giorni da oggi, dove finalmente potrò visitarla e tornare a Roma..
Per tutto ciò devo ringraziare tutte le persone che mi hanno aiutato, parenti, amici, ma soprattutto i miei genitori e la mia ragazza! Grazie, grazie di cuore a tutti voi.. Siete tutti sempre nei miei pensieri.  Grazie a Matteo Pennacchi per l’organizzazione del viaggio con Around The World, averti conosciuto e leggere il tuo libro sul tuo giro del mondo è stato illuminante..
Io cercherò di tenere questo Blog aggiornato, se vorrete seguirmi, proverò a farvi vedere il mondo dai miei occhi e dal mio spirito, perché l’idea di libertà si faccia strada in voi, perché un giorno possiate partire anche voi (anche senza denaro, come ci ha insegnato il sopracitato Matteo), e vivere il mondo in cui vivete, pienamente, senza rimpianti!
A presto
Santos